Obiettivo è stato raggiunto, ed un grazie a tutti i videomakers che hanno realizzato veramente dei documentari turistici di alta qualità espressiva. Sono arrivate in redazione 125 documentari con argomenti diversi con una capacità espressiva ricca di contenuti sia turistici che culturali. Adesso ha inizio la fase più importante coinvolgere le istituzioni ad interagire... NOTA PER TUTTI I PARTECIPANTI:
A breve saranno pubblicate tutte le opere pervenute
VILLA SAN GIOVANNI
Foto: Flaminio Ciro
"Questa terra è ubicata sulle falde di una ridente collina, bagnata dalle acque dello Stretto. Le sue case si vedono biancheggiare da lontano; la via regia che l'attraversa, il soffermarsi dei piroscafi che vanno e vengono da Napoli e da Messina, le tante industrie che si sono introdotte; di sera l'aere purissima che vi si respira, le campagne d'intorno fertilissime fanno sperare sorgerà in una sontuosa città".
Così, nel secolo scorso, veniva descritta Villa San Giovanni dallo storico Nicola Leoni nella sua "De Magna Graecia", una città teatro nei secoli di tante sventure, tante volte distrutta dalle fondamenta e sempre "risorta" sulle sue rovine "tornando a rispecchiarsi - è sempre Leoni a parlare - sempre più bella di prima nelle incantevoli acque dello Stretto, se non come Regina, almeno come sorella delle due belle città che le fanno degna corona".
Non meno intensa la descrizione del re Gioacchino Murat: "ho girato il mondo - disse - ma non ho visto un panorama così stupendo; questo è il più bel punto del mio regno (era alloggiato a Piale-nda).
Città con tredicimila abitanti, terminale d'Europa da sempre, Villa San Giovanni affonda le sue origini nella notte dei tempi. Ai tempi dei romani si chiamava Colonna Reggina. Fu rasa al suolo da Annone Cartaginese nel 540 a.C.; una seconda volta venne distrutta nel 412 a.C. da Alarico. Alcuni secoli dopo si chiamò Capo Cenide che alcuni identificarono in Torre Cavallo, mentre altri, come lo storico don Luigi Nostro, erano dell'idea che avrebbe dovuto intendersi il prolungamento sul mare della contrada denominata "Santori" sprofondata negli abissi del mare in epoca molto antica.
La città si chiamò anche "Cene" prendendo tale denominazione o dallo stesso Capo Cenide, oppure poiché era una città nuova (il greco Cene significa, appunto nuovo).L'altra data certa è l'870 d.C., fu in quel periodo che risale il massiccio esodo, per l'arrivo dei barbari, degli abitanti, verso Fiumara. Vi ritornarono sulla costa dopo due secoli e mezzo, quando cioé i saraceni furono spazzati via da Costantino VII.
Quella fu dimora (era il 1629) del grande filosofo Tommaso Campanella che si stabilì sulla collina ubicata sopra il rione Immacolata che, per non farsi riconoscere, si spacciò per vescovo siciliano e proprio per questo, pose sulla sua porta di casa uno stemma vescovile con un campanello in centro.
Il suo nome fu cambiato più volte a seconda di chi governava; si chiamò, infatti, Fossa, Villa Fossae e Fossa S. Giovanni sino a quando, il 6 novembre del 1791, grazie all'influsso della famiglia Caracciolo, il re Ferdinando IV firmava il decreto con il quale venne chiamata "Villa San Giovanni".
Fu nello stesso periodo che sorse la prima filanda a Fontana Vecchia; iniziò da quel momento il periodo d'oro per Villa poiché la città fu capitale dell'industria della seta a tal punto che sorsero oltre quaranta filande (per questo Villa fu chiamata "la piccola Manchester").Uno dei periodi (ma fu breve) di notevole notorietà storica Villa l'ebbe nel 1810 quando, il 5 luglio di quell'anno, uno dei suoi luoghi più belli, Piale, diventò capitale del Regno. Vi giunse, infatti, il re Gioacchino Murat, che assieme a tutto il suo "staff" rimase sino al 26 settembre. Fu nello stesso anno che i francesi fecero lo stemma della città: un'aquila con ai piedi scritto l'anno 1810 e la dicitura "Comune di Villa San Giovanni".
Nel 1860 l'arrivo di un altro "grande": Giuseppe Garibaldi, giunse a Villa il 22 agosto ed ordinò di attaccare il campo avversario di Piale.
La resa dei generali Melendez e Briganti è stata firmata in casa Morabito che ancora oggi esiste. A quasi un secolo e mezzo di distanza, quell'avvenimento è scolpito in diversi punti della città.
Poi agli albori dell'ultimo secolo il tremendo terremoto del 1908. Due grandi testimonianze su tutte: quella di Giovanni Pascoli ("il mare - scrisse - s'alzò di cinquanta metri e la terra s'abbassò e poi sbalzò su") e del vecchio Barzini ("Ha presentato l'aspetto di una burrasca di case"). Ma anche da quella sciagura la città riuscì ad alzarsi. Poi il fascismo, l'aggregazione, nel 1927, alla "Grande Reggio", la "rivolta" popolare e la riconquistata autonomia nel 1933, sono altre tappe di un lungo e tormentato cammino. Ma al di là della sua antichissima storia Villa San Giovanni è conosciuta in tutto il mondo perché rappresenta un vero e proprio balcone sullo Stretto; uno scenario naturale che ha pochi riscontri e che ha incantato (ed incanta) tutti i viaggiatori. Quei ferry boats che da un secolo fanno la spola ininterrottamente da una sponda all'altra sono uno spettacolo difficilmente riscontrabile; il meraviglioso
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