Obiettivo è stato raggiunto, ed un grazie a tutti i videomakers che hanno realizzato veramente dei documentari turistici di alta qualità espressiva. Sono arrivate in redazione 125 documentari con argomenti diversi con una capacità espressiva ricca di contenuti sia turistici che culturali. Adesso ha inizio la fase più importante coinvolgere le istituzioni ad interagire... NOTA PER TUTTI I PARTECIPANTI:
A breve saranno pubblicate tutte le opere pervenute
SCILLA
Foto: Flaminio Ciro
Ci sono luoghi che per la loro storia, la loro posizione geografica o per eventi eccezionali, sono avvolti da un aura di mistero che pervade ogni spazio. Qui Glauco, Circe, Ulisse, non sono realtà impalpabili, ma aleggiano tutt'intorno. Così ci appare Scilla immersa tra mitologia e storia, abbarbicata su uno sperone roccioso a picco sul mare, un paese sfolgorante nel cuore della Costa Viola con le sue case che degradano verso il mare. A dominare l'incantevole panorama l'antico Castello dei Ruffo, situato in una posizione che sembra voler vegliare su Marina Grande e Chianalea, due quartieri "bagnati" dal mare, simili a grandi ali adagiate ai piedi della grande rupe. Il primo con un'accogliente spiaggia, meta privilegiata di vacanze balneari e l'altro circondato da archi, scalette e viuzze che si inerpicano e ridiscendono al mare, abitato per la maggior parte da pescatori che ormeggiano le barche sempre lì sotto le finestre, o in secca sotto l'uscio di casa, come a voler rappresentare un'autenticità vissuta in un tutt'uno col mare. Nonostante i numerosi terremoti che hanno devastato questa particolare zona della Calabria, Scilla presenta ancora importanti testimonianze del passato, riscontrabili negli affreschi delle chiese antiche, nelle particolari forme architettoniche di edifici ancora oggi esistenti e nell'imponente Castello dei Ruffo che per la sua posizione geografica, fin dall'antichità fu al centro di mille e mille drammatiche vicende.
L'epopea storica, dapprima greca e poi romana, scivola di secolo in secolo con Bizantini, Normanni, Svevi, Aragonesi, Angioini che si susseguirono per la conquista del maniero, ma nel periodo rinascimentale la Casa Ruffo acquistò il feudo di Scilla, costruendo sulla rocca la sua dimora. L'opera di restauro fu completata nel 1620 e proprio a quest'epoca risale l'assetto attuale del Castello, costruito con tecniche povere, in quanto originariamente ideato per scopi militari. Interessante da visitare al suo interno: una rampa a gradoni di ghiaia compatta e bordi di pietra, che poggia su volte a botte e a crociera, con antiche incisioni sulle pareti esterne, utile per raggiungere il piano superiore; una sala sotterranea che presenta il pavimento originale ed il tetto rivestito con legname del tempo; ampie sale oggi dedicate ad importanti avvenimenti culturali e non per ultimo il particolare panorama sullo Stretto di Messina che è possibile scorgere da più angoli del Castello.
Visitare oggi l'imponente struttura del Castello dei Ruffo a Scilla rappresenta sicuramente un affascinante viaggio nel passato, attraverso i segni tuttora visibili di una vita trascorsa tra le "mura" di questo antico maniero.
Dopo aver percorso la salita che da piazza Duomo porta al Castello, si giunge ad un portale d'ingresso architravato, delineato da una cornice e sormontato da uno stemma in pietra scolpita. Come testimoniano i resti delle antiche carrucole, quì un tempo era collocato un ponte levatoio, sostituito successivamente da un ponte in muratura. Attraverso il portale si accede ad una prima cinta difensiva, che aveva il suo nucleo nel posto di guardia all'interno di due ambienti comunicanti, dotati di pareti con feritoie, utilizzate dai soldati per la difesa del maniero (oggi un locale è adibito a biglietteria di ingresso al castello). Oltrepassata la postazione di guardia, una ripida salita conduce al portone d'ingresso, sul lato destro del percorso si ammira un suggestivo panorama del quartiere Chianalea e di un tratto della Costa Viola.
Questo ingresso è il vero e proprio accesso al castello, formato da una struttura portante rivestita in pietra rosa di Siracusa, sormontato dallo stemma della famiglia Ruffo e da una iscrizione in latino, che ricorda il momento in cui il conte Paolo Ruffo acquistò il nuovo feudo dal cognato Gutterra De Nava.
Superato l'antico portone ci si immette nel cortile basso del castello, realizzato con una particolare pavimentazione in blocchi di pietra lavica. Sulla sinistra una discesa molto ripida porta ad un ampio salone (oggi adibito a sala conferenze), che in origine ospitava le carceri, trasformate successivamente in sala d'armi. In quest'area il conte Paolo Ruffo fece costruire una rampa gradonata in pietra di Siracusa, poggiata su cinque volte a botte e a crociera, realizzate con un sistema crescente. Attraverso la scalinata si raggiunge la parte superiore del castello, dove fu costruita la dimora della famiglia Ruffo. La scalinata, realizzata con materiali che offrono un caratteristico gioco di chiaro/scuro, presenta gradini di bassa alzata e lunga pedata, che un tempo permettevano il passaggio di carri e cavalli. Si accede così al piano superiore del castello, la porta di ingresso, di composizione lineare ad arco ribassato, è sormontata nella parte interna da un medaglione marmoreo, lavorato a bassorilievo e raffigurante la Madonna col Bambino in Gloria.Secondo alcune fonti in quest'area, dedicata alla dimora principesca, si trovavano sale ricche d'arte e mura ornate da decorazioni e stemmi. Le sontuosissime sale ospitavano una galleria d'arte, fondata da Don Tiberio Ruffo, con centinaia di quadri del Seicento e Settecento, realizzati da importanti artisti dell'epoca (Tintoretto, Rubens, Giordano, Veronese, Preti). Sulla destra troviamo un ampio cortile, da dove è possibile ammirare un meraviglioso panorama dello Stretto di Messina, al di sotto del quale sono state ritrovate due sale, una completamente ristrutturata, l'altra presenta ancora oggi la pavimentazione e il soffitto originale. Negli anni '20, in questa parte del castello, la Marina Militare fece costruire due alloggi adibiti a residenza dei guardiani del faro, dove un tempo sorgevano il monastero e la chiesa di S. Pancrazio, edificati dai Padri Basiliani ed interamente distrutti dal terremoto del 1783. Sul lato sinistro del portale di ingresso, si raggiungeva attraverso una breve galleria, un piccolo cortile o piazza d'armi, al centro del quale si trovano ancora oggi alcune botole che indicano la presenza di una stanza-cisterna sottostante, dove attraverso delle tubature veniva raccolta l'acqua piovana, rendendo così la struttura autosufficiente dal punto di vista idrico; un pozzo ed un ex lavatoio ne sono ulteriore testimonianza. In questa parte del castello troviamo ampi saloni tra loro comunicanti, oggi destinati a fini culturali, che un tempo ospitavano le stalle, la polveriera e la guarnigione.
Nel 1812 la polveriera fu colpita da un fulmine, che causò una terribile esplosione, distruggendo gran parte dell'edificio e provocando la morte di alcuni soldati (il Capitano Bonavita e il sottotenente Emanuel). Testimone di tale evento è una lapide posta nel cortile interno tra le sale espositive del castello, ancora oggi visibile e datata 1812.
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